Approfondimento: Casi particolari

Società private appaltatrici e cessionarie di finanziamenti statali.

Con riferimento ai soggetti destinatari di tale normativa, merita di essere segnalata un’ordinanza del G. i. p. del Tribunale di Salerno.

In breve la vicenda: erano stati accusati di corruzione i responsabili di una società privata che aveva ricevuto in appalto la realizzazione di lavori di riforestazione delle aree boschive da enti pubblici, ai quali spettava un finanziamento statale, e aveva usufruito di tale contributo nello svolgimento della sua attività. Il giudice ha ritenuto che la misura cautelare applicabile nel caso di specie fosse la sospensione dei finanziamenti pubblici, ma che in concreto tale misura non potesse essere disposta in relazione ai finanziamenti pervenuti all’ente privato in via indiretta, tramite la cessione di essi da parte dell’ente pubblico, originario destinatario, in quanto, diversamente opinando, la misura interdittiva richiesta dal pubblico ministero e la successiva sanzione interdittiva avrebbero colpito direttamente e illegittimamente l’ente pubblico, che avrebbe perduto in tal modo un finanziamento ad esso destinato per legge e per decreto ministeriale.

Va precisato che i finanziamenti, disposti a favore di Comuni e Comunità montane, furono ceduti illegittimamente a società private in seguito all’attività corruttiva posta in essere dal loro rappresentante legale nei confronti di funzionari statali e amministratori locali. Si trattò in sostanza della cessione di un credito vantato dall’ente pubblico nei confronti del Ministero finanziatore a società private appaltatrici dei lavori di riforestazione e di successiva manutenzione, effettuata nel contesto di una “concessione di committenza”, vietata a partire dall’entrata in vigore della legge 11 febbraio 1994, n. 109 (Nuova legge quadro in materia di lavori pubblici), che non consente più il trasferimento dei poteri e funzioni dal concedente al concessionario.

La motivazione dell’ordinanza così prosegue: “Se è vero, infatti, che a seguito della cessione del finanziamento dall’ente pubblico all’ente privato, quest’ultimo vanta direttamente nei confronti del Ministero un diritto alla erogazione del contributo, è pur vero che la sanzione della revoca del finanziamento verrebbe a produrre i suoi effetti direttamente sull’ente pubblico, vero e originario destinatario. La vicenda non può rientrare nella disciplina in commento, a maggior ragione ove si consideri la illegittimità della cessione del credito (…) a fronte di tale situazione giuridica, il rimedio affinché sia sottratta all’ente privato la disponibilità degli enormi profitti costituiti dai finanziamenti illegittimamente pervenuti nella sua materiale disponibilità sono altri, quelli offerti dall’ordinamento giuridico ed azionabili nelle sedi dovute, giudiziarie ed amministrative”.

Il provvedimento suscita in verità molte perplessità. In breve: occorreva accertare se fosse possibile revocare una erogazione non dovuta in quanto percepita contra legem; una eventuale soluzione positiva, ancorché opinabile, non sembra comunque potesse “condurre a negare la legittimazione del destinatario della sanzione (quand’anche svolgesse un’attività dotata di pubblica utilità, l’ente rimaneva pur sempre privato e si è trovato pertanto a beneficiare di una soluzione interpretativa favorevole in virtù di una supposta proprietà transitiva)”.