Disastro Ambientale ILVA: rinviate a giudizio tre società del Gruppo ai sensi del D.Lgs. 231/01.

Disastro Ambientale ILVA: che cosa è mancato nella certificazione?

Il GUP di Taranto, in data 23 Luglio 2015, ha accolto tutte le 47 richieste di rinvio a giudizio presentate dalla procura della Repubblica sul presunto disastro ambientale provocato dallo stabilimento siderurgico Ilva.

Dei 47 rinvii a giudizio, 44 riguardano persone fisiche e tre riguardano altrettante società e cioè Ilva Spa, Riva Fire e Riva Forni Elettrici, ai sensi del D.Lgs. 231/01.

Riguardo quest’ultimo aspetto, l’Ilva, attraverso i tre commissari straordinari, avrebbe voluto patteggiare la pena e uscire anzitempo dal processo “Ambiente svenduto”, ma la procura di Taranto ha giudicato ‘non congrua’ la richiesta. Troppo pochi insomma i dieci milioni di euro indicati dall’Ilva in amministrazione straordinaria a titolo di risarcimento a fronte di un piano ambientale che richiede risorse stimabili in circa due miliardi di euro.

L’azienda aveva proposto anche una sanzione pecuniaria di quasi 3 milioni e 100 mila euro e la non applicazione dell’interdizione dell’attività con la nomina di un custode giudiziale. Tutto inutile. Per il pool di pubblici ministeri “non è indicato il profitto del reato dell’”associazione a delinquere” e “non è possibile la parcellizzazione dei costi”.

L’Ilva, è stato spiegato, ha tratto profitto dall’attività siderurgica proprio mentre le emissioni, secondo i periti, determinavano il disastro ambientale e provocavano malattie e morti.

Articolo di Alfredo Sannoner

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