Il Whistleblowing in Italia

La recente proposta di legge approvata alla Camera e ora all’esame del Senato che mira a introdurre nell’ordinamento italiano il concetto di “whistleblowing” costituisce un ulteriore tassello nell’implementazione di strumenti di contrasto alla commissione di illeciti, in generale, e della corruzione in particolare. La norma stabilisce requisiti applicabili sia agli enti pubblici economici e di diritto privato sotto controllo pubblico, che alle società di diritto privato.

In attesa della versione definitiva del testo che verrà licenziato dal Senato, le informazioni attualmente disponibili stabiliscono tre concetti principali:

  1. La tutela dell’identità del segnalante, che dovrà tuttavia essere nota al destinatario della segnalazione, verosimilmente il Responsabile della prevenzione della corruzione previsto dalla Legge 190/2012 per le pubbliche amministrazioni e l’Organismo di Vigilanza ex D.Lgs. 231/2001 per gli enti privati, oltre che l’ANAC e la magistratura ordinaria o contabile. Non dovrebbero, pertanto, essere accettate segnalazioni anonime, anche se questo è uno degli elementi suscettibili di modifica al Senato;
  2. La tutela del segnalante da sanzioni, ritorsioni o più in generale ogni misura discriminatoria derivante dalla segnalazione, unitamente all’esplicito divieto di riconoscere premi per le segnalazioni;
  3. La necessità di buona fede nella segnalazione: eventuali comportamenti delatori, basati quindi sulla fornitura di informazioni consapevolmente non veritiere, o che denotino infondatezza per colpa grave del segnalante, saranno soggetti a provvedimenti disciplinari.

Come già sperimentato dalle società che hanno implementato il modello di organizzazione e gestione previsto dal D,Lgs. 231/2001, due appaiono essere gli elementi che potranno sancire l’efficacia del whistleblowing:

  1. La presenza di un impianto normativo (procedure, regolamenti, istruzioni) idoneo a disciplinare le attività a rischio;
  2. La corretta informazione al personale circa l’obiettivo, il contenuto e lo spirito della segnalazione.

In assenza di uno, o entrambi, di questi elementi, si può verificare il caso del dipendente (pubblico o privato) che non effettui alcuna segnalazione in quanto dubbioso o del fatto che ciò che ha visto sia contrario alle prassi aziendali, o del fatto che quell’atto si configuri effettivamente come illecito, con il rischio di venire per giunta sanzionato per colpa grave. Ciò minerebbe la generale efficacia della norma attualmente in discussione, oltre che costituire minaccia al clima interno del singolo ente – critica, quest’ultima, prontamente mossa al provvedimento.

Articolo di Alfredo Sannoner

Trasparenza, lealtà, competenza ed etica sono probabilmente i valori più importanti per me quando lavoro. Le mie specialità: Analisi organizzativa e di rischio, progettazione di sistemi di gestione.

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