Il caso ThyssenKrupp: il D.Lgs. 81/2008 chiama il D.Lgs. 231/2001

La Corte di Assise di Torino ha riconosciuto l’omicidio volontario con dolo eventuale per i sette morti del rogo alla Thyssenkrupp. L’amministratore delegato dell’azienda, Herald Espenhahn, è stato condannato a 16 anni e mezzo di reclusione. Gli altri cinque dirigenti sono stati condannati per cooperazione in omicidio colposo. La pena è di 13 anni e mezzo per Marco Pucci, Gerald Priegnitz, Raffaele Salerno e Cosimo Cafueri; a dieci anni e dieci mesi di reclusione è stato condannato Daniele Moroni.

Ai fini della Responsabilità Amministrativa 231, la società ThyssenKrupp Acciai Speciali Terni Spa, è stata condannata al pagamento della sanzione di un milione di euro, all’esclusione da agevolazioni e sussidi pubblici per sei mesi, al divieto di pubblicizzare i suoi prodotti per sei mesi, alla confisca di ottocentomila euro, con la pubblicazione della sentenza sui quotidiani nazionali La Stampa, La Repubblica e il Corriere della Sera e l’affissione nel Comune di Terni, dove c’é la principale sede italiana del gruppo.

Alle sanzioni penali ed amministrative, vanno aggiunti risarcimenti a sei zeri per le parti civili: due milioni e mezzo a Regione Piemonte, Comune e Provincia di Torino, 400mila euro ai sindacati Fim-Fiom-Uilm e Cub, 100mila a Medicina democratica, oltre tre milioni ai parenti e agli ex colleghi delle vittime (in totale circa 7 milioni).

La tesi dell’accusa è che l’AD di Thyssen Espenhahn abbia posticipato i lavori per la messa in sicurezza delle linee dello stabilimento di Torino a una data successiva, alla chiusura dello stabilimento, già decisa, accettando così di correre il rischio di eventuali incidenti o incendi mortali. Un rischio che, per i pm, era quasi inevitabile, visto che persino le opere di manutenzione ordinaria erano venute meno, (gli estintori scarichi o mal funzionanti, le visite degli ispettori dell’Asl annunciate).

Per i pm la prova di tutto ciò è nelle carte sequestrate negli uffici della Thyssen, sia a Torino che a Terni, e ha determinato la formulazione del capo d’imputazione di omicidio volontario con dolo eventuale per Espenhahn: un reato per il quale la pena può arrivare a 21 anni, mentre la procura ne ha chiesti 16 e mezzo, in considerazione di quello che Guariniello ha definito «un non pessimo comportamento processuale» dell’imputato, ascoltato in aula nel corso del processo.

“La sentenza ha accolto il solido impianto accusatorio e costituisce un rilevante precedente. Essa dimostra peraltro che l’assetto sanzionatorio disponibile è adeguato anche nel caso delle violazioni più gravi”. Così il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, commenta la sentenza Thyssen.

“La tragedia di Torino – osserva – impone soprattutto una più diffusa ed efficace azione preventiva perchè anche la sentenza più rigorosa non può compensare la perdita di vite umane e il grande dolore che ha prodotto. La via maestra rimane la collaborazione bilaterale paritetica tra aziende e organizzazioni dei lavoratori accompagnata da una idonea attività di vigilanza. Dovremo in ogni caso riflettere, a fini di maggiore omogeneità ed efficacia – sottolinea Sacconi – sull’opportunità di riportare alle funzioni centrali tutta la competenza in materia di salute e sicurezza nel lavoro e la relativa attività di controllo come era disposto dalla riforma costituzionale che non superò l’esame referendario. Su questo punto la modifica della Carta costituzionale potrebbe essere largamente condivisa da tutte le forze politiche e sociali”.