Whistleblowing app: l’anticorruzione ha la sua applicazione

Whistleblowing app è la nuova applicazione anticorruzione crittografata di ANAC per la segnalazione di illeciti da parte dei pubblici dipendenti.

L’8 Febbraio 2018 l’Autorità Nazionale Anticorruzione ha comunicato di aver messo on line l’applicazione Whistleblowing per l’acquisizione e la gestione delle segnalazioni di illeciti da parte dei pubblici dipendenti nel rispetto delle garanzie di riservatezza previste dalla normativa vigente.

È ormai noto come tra tutte le misure introdotte dalla Legge 190 del 2012 in tema di prevenzione della corruzione, il Whistleblowing sia stata una fra quelle che più hanno richiesto e (tutt’oggi) richiedono un cambiamento culturale nella P.A. e nel cittadino per una propria efficace applicazione, tuttavia è parimenti noto come vi sia stato un periodo di timida applicazione ed evidente diffidenza connessa al timore di non avere sufficiente tutela.

Se con l’entrata in vigore della L. 179/2017 il denunciante (whistleblower) ha visto il proprio diritto acquisire maggior forza, oggi la possibilità di denunciare il malaffare con un mezzo informatico diverso dalla mail incentiva ulteriormente l’esercizio del diritto. Il dipendente già sa che può sentirsi “libero” di denunciare il malaffare di cui venga a conoscenza in ragione del suo rapporto di lavoro senza temere sanzioni, licenziamento, demansionamento, trasferimento ovvero altre misure ritorsive (leggi http://www.portale231.com/il-whistleblowing-e-legge/), con la nuova piattaforma informatica aumenta il livello di riservatezza.

L’utilizzo della piattaforma informatica garantirà, altresì, massima rapidità di trattazione della segnalazione stessa, garantendo una più efficace tutela del whistleblower. Chi vorrà segnalare un comportamento (ritenuto) contrario alla legge potrà accedere all’applicazione, compilando una serie di campi che consentiranno di fornire agli uffici ANAC tutte le informazioni necessarie.

Si aprirà un questionario per l’acquisizione delle seguenti informazioni:

  • l’amministrazione coinvolta;
  • la qualifica e la mansione lavorativa del segnalante;
  • la condotta segnalata;
  • date;
  • persone/funzionari coinvolti;
  • eventuale beneficio economico acquisito;
  • imprese implicate (se ci sono).

Andranno allegati documenti a corredo della riscontrabilità dei fatti segnalati.

Completato il formulario, l’impiegato pubblico riceverà il codice che gli consentirà di dialogare con l’ANAC e seguire, nei giorni successivi, l’iter della procedura. Potrà così aggiungere documentazione, ricevere richieste dagli uffici dell’Autorità, fare precisazioni, senza mai disvelare la propria identità che potrà essere conosciuta solo formulando apposita richiesta ad uno speciale depositario incaricato.

Le comunicazioni tra l’ANAC e il whistleblower saranno sempre crittografate e sarà possibile connettersi all’applicativo anche da altro luogo di connessione per arginare operazioni di “spionaggio” in ufficio (es. interrogazione della cronologia delle navigazioni, esame dei documenti download e/o upload, ecc.).

Si potrà accedere all’applicazione tramite il portale dei servizi ANAC al seguente url https://servizi.anticorruzione.it/segnalazioni/#/ A maggior tutela dell’identità del segnalante, l’applicazione è resa disponibile anche tramite rete TOR al seguente indirizzo http://bsxsptv76s6cjht7.onion/

La rete TOR garantisce, oltre alla tutela del contenuto della trasmissione, anche l’anonimato delle transazioni tra il segnalante e l’applicazione, rendendo impossibile per il destinatario e per tutti gli intermediari nella trasmissione avere traccia dell’indirizzo internet del mittente: è un sistema di comunicazione anonima per internet basato sulla seconda generazione del protocollo di rete di onion routing, un circuito virtuale crittografato a strati.

Non è stato chiarito da ANAC come sarà possibile, con l’utilizzo di TOR, “filtrare” le segnalazioni effettivamente provenienti da un pubblico impiegato (così come espressamente previsto dall’art. 54bis nel testo inserito nel tessuto del D.Lgs. 165/2001, prima dalla Legge 190 del 2012 e poi dalla L.179/2017) e non da comuni cittadini e non è stato, neppure, chiarito se vi sia una gerarchia tra i diversi canali di segnalazione previsti dal Legislatore e, dunque, se il dipendente sia tenuto o meno a rivolgersi previamente all’interno della propria P.A., tuttavia sarà senz’altro interessante monitorare l’utilizzo dell’applicativo informatico per comprenderne l’efficacia.

 

Articolo di Chiara Morresi

Chiara Morresi, avvocato del Foro di Macerata, consulente in tema di Governance, Risk Management e Compliance, con una spiccata propensione all’interdisciplinarietà. Cura la progettazione, l’implementazione e l’aggiornamento di sistemi di controllo interno in materia di Responsabilità Amministrativa degli Enti, Anticorruzione e Protezione dei dati personali (GDPR). E’ Professional presso PK Consulting S.r.l. e presso Probitas S.r.l. ed autrice di articoli a commento delle novità introdotte in materia di prevenzione del rischio da reato dal nuovo Codice degli Appalti Pubblici (e non solo).

Contattaci:

Accetto le condizioni sulla Privacy. [Leggi]