Il modello 231 diventa obbligatorio?

Il Senato della Repubblica è impegnato in questi mesi in una serie di attività urgenti e svariati provvedimenti subiscono, o almeno rischiano di subire, un certo ritardo. Tra questi alla commissione Giustizia del Senato giace, dal 27 settembre, il disegno di legge che mira a introdurre l’obbligatorietà del Modello organizzativo ex d.lgs 231 01 e dell’Organismo di vigilanza.

In molti verseranno fiumi d’inchiostro per chiarire, argomentare, dibattere sull’aggiunta del comma che, allo stato, prevede che tutte le società a responsabilità limitata, le società per azioni, le società in accomandita per azioni, le società cooperative e le società consortili che anche solo in uno degli ultimi tre esercizi abbiano riportato un totale dell’attivo dello stato patrimoniale non inferiore a 4.400.000 euro, o ricavi delle vendite e delle prestazioni non inferiori ad 8.800.000 euro, nonché le società che controllino ai sensi dell’articolo 2359 del codice civile una o più Srl, SpA, SApA, Sooc. Coop. e società consortili che superino i predetti limiti, approvino con delibera del CdA, dell’organo amministrativo o dell’assemblea dei soci il MOG 231 e nominino l’organismo di vigilanza.

Ma non basta.

Sono previste sanzioni per chi non ottempera all’obbligo di deposito presso la CCIAA di appartenenza della delibera di approvazione del modello 231 ovvero alla nomina del OdV 231(sanzione amministrativa di 200.000 euro per ciascun anno solare in cui permane l’inosservanza degli obblighi o, nei casi di deposito tardivo della delibera, sanzione amministrativa di 50.000 euro).

Allo stato la Commissione non ha ancora iniziato l’esame del testo e, da quanto si legge sui giornali, abbiamo ragione di credere che i due rami del Parlamento, impegnati nel legiferare su altri temi, non affronteranno il tema a stretto giro.

Nel frattempo in molti si sono già attivati seguendo due filoni principali: diffondere terrorismo psicologico sulle aziende che non hanno ancora seguito il dettato del D.lgs 231 01 oppure sviluppando applicativi che in maniera semiautomatica realizzino dei Modelli 231.

Le organizzazioni devono conoscere i propri rischi, costruire dei sistemi di controllo interno, valutarne nel tempo l’idoneità e l’attuazione e devono formare le proprie persone perché questo supporta la crescita sostenibile, incrementa la cultura della legalità e rafforza la correttezza nel business. La progettazione e la realizzazione di Modelli 231 deve essere basata su una robusta analisi dei rischi e sulla concreta volontà di mitigazione degli stessi.

È certo che le società di capitali, come le altre organizzazioni, abbiano tutto l’interesse ad applicare le migliori prassi per la gestione intelligente, pragmatica ed efficace dei propri rischi; tuttavia, esiste il “rischio” che rendere obbligatoria l’adozione del Modello 231, la nomina dell’OdV e la comunicazione alla CCIAA trasformi una precisa scelta manageriale in un mero formalismo che potrebbe far ridurre il valore esimente dei modelli sottoposti alla prova dei fatti.

Articolo di Roberto Maggi

Laureato in economia e commercio, MBA all'università Bocconi. Partner di PK Consulting e Probitas Srl, consulente esperto in LeanCompliance ® con ampia esperienza in ambito consulenziale in aziende di diverse dimensioni e molteplici settori merceologici. Membro di diversi organismi di vigilanza ed auditor qualificato.

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