La lotta alla corruzione in Italia (Klitgaard aveva ragione?)

Secondo la nota formula di Klitgaard, uno dei maggiori esperti del fenomeno corruzione a livello mondiale, (Robert Klitgaard, “Combating Corruption”)

C = D + M – A

Ove C=Corruzione; D=Discrezionalità; M=Monopolio; A=Accountability e, segnatamente, rendicontazione e responsabilità.

In altri termini, il fenomeno corruttivo è dato dalla somma di monopolio più discrezionalità o segretezza, meno accountability. Ove maggiore sia il monopolio e la discrezionalità o segretezza e minore sia la responsabilità e l’obbligo di trasparenza e rendicontazione, maggiore sarà la corruzione.

Sempre secondo Klitgaard (“International Cooperation Against Corruption”, Novembre 1997, in http://www.icgg.org/downloads/contribution02_klitgaard.pdf), infatti, “Che l’attività sia pubblica, privata o no-profit, …., si tenderà a trovare corruzione allorchè taluno abbia il monopolio del potere su beni o servizi, la discrezionalità di decidere se si possa ed in che misura ottenerli e non sia ‘accountable’” ovverosia non abbia obblighi di rendicontazione o non vi sia una forma di responsabilità legata al suo operato.

All’accrescere dell’ultimo fattore, ovverosia dell’accountability, e segnatamente del grado di  trasparenza e rendicontazione richieste e delle responsabilità correlate all’operato del soggetto agente, minore sarà la corruzione.

La lotta alla corruzione, quindi, non può che iniziare da un sistema migliore.

Occorre la riduzione o comunque un’accurata regolamentazione delle situazioni di monopolio, occorre che venga chiarita la discrezionalità ufficiale e che sia accresciuta la trasparenza. Devono infine aumentare la probabilità di essere “scoperti” ed innalzarsi le sanzioni per la corruzione (così Robert Klitgaard: “Combating corruption, therefore, begins with better systems. Monopolies must be reduced or carefully regulated. Official discretion must be clarified. Transparency must be enhanced. Theprobability of being caught must increase, and the penalties for corruption (for both givers and takers) must rise” “International Cooperation Against Corruption”, Novembre 1997, in http://www.icgg.org/downloads/contribution02_klitgaard.pdf)

In Italia, la lotta alla corruzione ha preso il via nel 2001, con l’emanazione del D. Lgs 231/2001, in cui si ribadiscono, sia pur solo nell’ambito strettamente privato e non pubblico, i capisaldi teorizzati da Klitgaard.

Per quanto riguarda il settore pubblico, la lotta alla corruzione è iniziata undici anni dopo, con l’emanazione della L. 190/2012  (entrata in vigore il 28.11.2012), intitolata “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”.

I decreti attuativi della L. 190/2012 ne hanno esteso l’applicazione anche alle società partecipate dalle pubbliche amministrazioni. Negli anni successivi, sono stati emanati diversi altri provvedimenti in materia di lotta alla corruzione e di trasparenza: il D.Lgs. 33/2013 (“Riordino della disciplina riguardante gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione di informazioni da parte delle pubbliche amministrazioni”); il D.Lgs. 39 /2013 (Disposizioni in materia di inconferibilita’ e incompatibilita’ di incarichi presso le pubbliche amministrazioni e presso gli enti privati in controllo pubblico, a norma dell’articolo 1, commi 49 e 50, della legge 6 novembre 2012, n. 190); il D.P.R. 62/2013 (“Regolamento recante codice di comportamento dei dipendenti pubblici, a norma dell’articolo 54 del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165”); Decreto Legge 90/2014 (“Misure urgenti per la semplificazione e la trasparenza amministrativa e per l’efficienza degli uffici giudiziari”); la L. 69/2015 (“Disposizioni in materia di delitti contro la pubblica amministrazione, di associazioni di tipo mafioso e di falso in bilancio”) ed il D. Lgs 97/2016, c.d. “Foia” (Freedom of Information Act), dal titolo “Revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione, pubblicita’ e trasparenza, correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell’articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche” che ha esteso a chiunque i confini dell’accesso ai dati in possesso della P.A. escludendo la necessità di qualsivoglia motivazione della richiesta, limitando il diniego ad ipotesi ivi previste ed ha statuito la necessità di incorporare il Piano triennale della Trasparenza ed integrità nel Piano della prevenzione della corruzione.

In tema, si ricorda altresì la Determinazione 17 giugno 2015 n. 8 di Anac recante “Linee guida per l’attuazione della normativa in materia di prevenzione della corruzione e trasparenza da parte delle società e degli enti di diritto privato controllati e partecipati dalle pubbliche amministrazioni e degli enti pubblici economici”.

E’ agevole osservare come tutto l’ampio corpus normativo intervenuto a regolamentare in materia anche il settore pubblico abbia sposato i principi espressi nella formula di Klitgaard, ed abbia avuto il pregio di sensibilizzare l’opinione pubblica in relazione ad un fenomeno che non solo si stima pesi, a livello globale, come riportato in un recentissimo studio del FMI (“Corruption: costs and mitigating strategies”, 2016 e note richiamate, in https://www.imf.org/external/pubs/ft/sdn/2016/sdn1605.pdf), di 1.500/2.000 miliardi annui equivalenti al 2% circa del PIL mondiale, ma che incide profondamente, tra l’altro, non solo sull’immagine ma anche sulla crescita del nostro Stato potendo costituire un serio disincentivo agli investimenti stranieri.

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