TrasparEnti 2017: la giornata della trasparenza

 

TrasparEnti 2017 è la giornata della trasparenza promossa da Regione Lombardia, Arca Lombardia, Finlombarda, infrastrutture Lombarde e Lombardia informatica.

 

Alla trasparenza è stata dedicata la giornata del 13 novembre, infatti TrasparEnti 2017 – la Giornata della Trasparenza, è stata promossa da Regione Lombardia, Finlombarda, Infrastrutture Lombarde, Lombardia informatica, Arca Lombardia e altre società del sistema regione che l’hanno fortemente voluta e realizzata.

È stata una bella opportunità per aprire le nostre menti al concetto di corruzione e di trasparenza, grazie a interventi che hanno permesso di affrontare le tematiche dal punto di vista: etico, formale, giuridico, sostanziale; per mettere a confronto approcci, talvolta anche culturali, diversi e apparentemente persino contrastanti. La partecipazione è stata numerosa e attiva.

È stata un’occasione per capire come si sta muovendo il legislatore europeo, e anche per avere ulteriore conferma che un approccio formale trova sempre grande seguito nel nostro Paese. Abbiamo assistito a interventi nei quali è stata sostenuta anche la tesi che tutte le informazioni disponibili devono essere rese pubbliche per permettere un controllo civico. Al contempo, ci è stato spiegato che esiste una differenza sostanziale, in contrapposizione a quella formale, tra il concetto di dato e quello di informazione. Quelle che a noi servono sono informazioni. Dobbiamo escludere il rumore di fondo per cogliere il vero valore informativo e migliorare la prevenzione della corruzione. Ad esempio il dato sui redditi di una persona (peraltro già disponibile), in sé non ha valore; ma incrociare la capacità reddituale con la conoscenza dei modelli di consumo, le condizioni di salute, le abitudini alimentari, le spese per la cultura, lo svago, i viaggi, le coperture assicurative, le abitudini di guida, ecc… permettono, attraverso l’analisi di una notevole mole di dati, di inferire informazioni di grande valore e di notevole rischio. Quando ironizziamo su rendere disponibile un piccolo dato dovremmo renderci conto che può rappresentare un mattone fondamentale per costruire un’informazione. A maggior ragione dovremmo rifletterci considerando che viviamo in un Paese dove i processi vengono celebrati, dovrei dire vengono fatti, sui media e solo dopo molto tempo celebrati da persone competenti nelle sedi opportune. Senza contare poi che gli esiti di tali processi solo occasionalmente trovano spazio in un contesto in cui le informazioni vengono urlate piuttosto che sottoposte al fact checking.

Dobbiamo anche imparare da decenni di esperienza internazionale sulla materia, avendo l’umiltà di non reinventare la ruota. L’esperienza anglosassone ci insegna che mettere a disposizione le giuste informazioni permette di esercitare quel controllo civico per prevenire la corruzione, ma che devono essere rispettati anche altri diritti contrastanti, come la privacy.

È stata anche l’occasione per mettere in luce punti di vista diversi rispetto all’importanza delle innovazioni introdotte dal codice degli appalti nel 2016 e, per contro, sono stati valutati alcuni casi di pubblico dominio che hanno evidenziato – se non in alcuni casi dimostrato – il rischio concreto che lo stesso rappresenti, insieme alla articolata legge sulla trasparenza, solo un punto di partenza per ridurre il rischio di corruzione. Molto si può fare ancora per soddisfare le direttive emanate dalle istituzioni europee che hanno richiesto agli Stati membri di adottare procedure di semplificazione e snellimento della normativa sugli appalti per favorire l’integrità e la tutela dell’imparzialità. Molte opportunità di miglioramento possono essere ancora colte per gestire il rischio di non acquistare ciò che effettivamente serve, soprattutto nei beni ad alto contenuto intellettuale. Parimenti è possibile gestire il rischio di acquistare a condizioni che possono uccidere le imprese sane e premiare quelle che fanno da dumping, magari per riciclare denaro.

Quello che stupisce davvero tanto è che i sistemi di controllo introdotti negli assetti organizzativi e operativi delle società e degli enti non tengano conto, o peggio tengano conto solo formalmente, dei rischi specifici delle imprese e dei loro processi.

Per ridurre il rischio di corruzione, per migliorare i processi e far sì che portino a risultati davvero apprezzabili e con la giusta quantità di risorse impiegate, è necessario agire su più fronti, così come ci insegnano le migliori prassi internazionali e in accordo alla metodologia Lean Compliance®.

L’analisi sostanziale, basata su una solida metodologia, dei rischi relativi al contesto, alla società, agli enti e ai loro processi.

Lo studio delle migliori contromisure attuabili per mitigare i rischi residui.

La condivisone dei risultati per permettere al management di assumere decisioni consapevoli, basate su dati.

La realizzazione di sistemi di controllo interno (di primo, secondo e terzo livello), in coerenza con quanto progettato nonché la conoscenza e la consapevolezza agli opportuni livelli organizzativi.

L’attuazione di meccanismi di verifica, l’analisi e il miglioramento.

Attuare le fasi indicate attraverso una metodologia consolidata, impiegando persone con competenze di esperienza, utilizzando strumenti progettati per raggiungere obiettivi di gestione del rischio, permette di migliorare i processi e la soddisfazione di chi lavora, di mitigare i rischi, di rafforzare la cultura della legalità e di ottimizzare le performance.

 

Un articolo di Roberto Maggi, Partner di Probitas

 

In tema di trasparenza, prevenzione della corruzione e Codice degli appalti Portale 231 e i suoi autori collaborano attivamente con PK Consulting nell’applicare la metodologia Lean Compliance®.

 

 

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