La prevenzione della corruzione

 

Attraverso il sistema di gestione per la prevenzione della corruzione possiamo mettere alla prova il nostro modello di gestione. Scopriamo insieme come.

 

La prevenzione della corruzione è uno degli argomenti trattati quando progettiamo e sviluppiamo un Modello 231; intimamente speriamo che non debba mai essere messo “alla prova” perché ciò vorrebbe dire che potrebbe essersi verificato uno degli eventi indesiderati che mira a prevenire. E se invece volessimo farlo valutare, almeno su alcune fattispecie di reato? Magari proprio sulla prevenzione della corruzione?

Da dicembre scorso possiamo sviluppare un sistema di gestione per la prevenzione della corruzione in accordo allo standard ISO 37001 e richiedere ad un ente di certificazione di condurre audit finalizzati a verificarne la conformità. Non otterremmo che il nostro modello di gestione e controllo risulti certificato ma avremmo la possibilità di metterci alla prova e, se il sistema risultasse conforme alla prevenzione della corruzione, a determinate condizioni potremmo considerarlo potenzialmente idoneo anche su altri ambiti di rischio.

Il sistema di gestione per la prevenzione della corruzione, come tutti i cosiddetti sistemi di gestione normati, è basato sul ciclo di Deming (plan, do, check, act) ed è un insieme di elementi, correlati e interagenti fra loro, che mira a:

  • individuare le norme applicabili e i rischi di corruzione (corruzione attiva e passiva, nel settore pubblico, nel privato e nel terzo settore);
  • definire le politiche dell’organizzazione per prevenire la corruzione nonché i ruoli e le responsabilità interni all’organizzazione;
  • definire obiettivi specifici e le azioni per la gestione del rischio di corruzione;
  • stabilire i livelli di conoscenza delle persone sulla materia e attuare azioni per assicurare che tali livelli siano raggiunti;
  • stabilire e attuare procedure per l’assunzione del personale;
  • definire e attuare i controlli (finanziari e operativi) commisurati alla rilevanza dei rischi;
  • prevedere processi per segnalare i sospetti di corruzione e per avviare indagini interne;
  • coinvolgere i partner d’affari (i.e. soci, controllate, fornitori, consulenti…) nel rispetto delle politiche di prevenzione della corruzione;
  • monitorare le performance del sistema e condurre audit interni;
  • attuare i processi di miglioramento;
  • riesaminare periodicamente la capacità del sistema di perseguire gli obiettivi pianificati.

Il sistema di gestione normato per sua stessa natura, riduce i rischi ma non può garantire che non possa essere aggirato fraudolentemente e che non si possano verificare eventi indesiderati.

Ho pochi dubbi che non ci sia qualcuno che starà pensando: “ecco l’ennesimo strumento per ingessare le aziende” ma, come abbiamo già avuto modo di dire i sistemi di prevenzione, di controllo e di mitigazione dei rischi sono integrabili fra loro e permettono di disegnare processi lean, governati e attuati da persone consapevoli e dotati di controlli interni di diverso livello. I requisiti della ISO 37001, della ISO 9001, del dlgs 231/01, del dlgs 190/12, del dlgs 33/13 e altri sono integrabili attraverso una metodologia che consente di coniugare efficacia, conformità ed efficienza.

Progettare, attuare e rendere certificabile un sistema di gestione per la prevenzione della corruzione consente sicuramente di mitigare il rischio specifico (e ciò è riconosciuto anche dal legislatore italiano) ed ha una straordinaria capacità di proteggere e rafforzare il nostro patrimonio reputazionale.

 

Un articolo di Roberto Maggi, Partner di Probitas

 

In tema di sistemi di gestione per la prevenzione della corruzione, Portale 231 e i suoi autori collaborano attivamente con Probitas nell’erogare alta formazione.

Se siete interessati è possibile iscriversi compilando il form a questo link.

 

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